5 Modi per Sprecare meno al ristorante

Quello sullo spreco alimentare è un allarme che purtroppo non si spegne mai.


METRO Italia, in collaborazione con Bocconi Green Economy Observatory, presenta, nell’ambito degli eventi del Salone della CSR e dell’innovazione sociale 2019, i risultati della seconda parte della ricerca Metronomo sullo spreco alimentare nella ristorazione. E’ stata indagata la situazione dello spreco di cibo “fuori casa” sia dal punto di vista del consumatore, sia da quello del ristoratore.

Dati alla mano, soltanto l’11% dei consumatori italiani dichiara di avanzare cibo al ristorante, e per il 68% di loro la maggiore responsabilità degli avanzi è da attribuire ai ristoratori. Di contro, dalla ricerca emerge che almeno un ristoratore su tre è impegnato in attività per ridurre lo spreco alimentare.


“Partiamo da ciò che viene buttato.”afferma Milvia Panico Responsabile Comunicazione e CSR di METRO Italia. “In media nel nostro Paese ogni settimana dalle cucine di ogni ristorante o pizzeria finiscono in pattumiera oltre 600 litri di scarto.In qualità di partner dei professionisti della ristorazione, come azienda sentiamo la responsabilità di contribuire alla lotta allo spreco alimentare e minimizzare le eccedenze”.

La quantità di scarto alimentare (che comprende anche il rifiuto organico) oscilla tra i 2 e i 5 sacchi a settimana (ogni sacco misura 220 litri).

Tanti ristoratori però hanno già intrapreso la strada della lotta allo spreco alimentare con diversi espedienti. Eccone tre.


Ad esempio, offrire un antipasto di benvenuto preparato con eccedenze della cucina; offrire la ormai famosa doggy bag: il 32% dei ristoratori la offre sempre, mentre il 53% solo su richiesta. Si tratta di un dato che indica una sensibilità più accentuata rispetto al passato, che però si scontra ancora con una chiusura culturale da parte dei consumatori finali, che nell’86% dei casi ritengono utile l’asporto, ma nei fatti vi ricorrono solo raramente, per imbarazzo o scarsa praticità di utilizzo. L’ultima soluzione è smart: regalare o vendere il cibo cucinato ma non venduto, attraverso applicazioni che mettano velocemente in contatto domanda e offerta. Ad esempio esistono app o piattaforme per l’acquisto di prodotti in eccedenza da catene di distribuzione e/o fornitori; app o piattaforme per vendita o scambio di eccedenze con altri locali.